Nuovi paradigmi formativi

Verso nuovi paradigmi formativi

[Educazione degli adulti A cura di Padoan Ivana Maria
Università di Venezia Dipartimento di Filosofia e Teoria delle Scienze
]

La formazione adulta si riconosce dunque alla luce di una serie di operazioni che concernono diversi ambiti:
– modificazione dei comportamenti, degli affetti, delle rappresentazioni in modo tale da renderle adatte al cambiamento,

– far acquisire metodi e regole, permettendo il far fronte a situazioni conosciute che si riproducono regolarmente,

– l’agire intenzionale.
In questo senso il processo di apprendimento adulto incontra sulla sua strada altre forme di influenzamento e di simbolizzazione, come l’azione culturale ed economica, l’azione informativa e di propaganda, l’azione terapeutica e politica, l’azione pedagogica stessa. Nel processo di formazione degli individui perde dunque senso il paradigma legato al “potere arbitrario dell’arbitrariato culturale” di cui la pedagogia e tutti i processi di insegnamento si sono serviti fino ad ora,  a favore di azioni “formative” della complessa società culturale. L’adulto si trova difronte dunque:
– a un accrescimento e differenziazione delle strutture formative e ad una perdita di valore dell’istituzione tradizionale pedagogica;
– allo sviluppo di saperi procedurali, organizzativi e tecnologici, consustanziali e a volte modulatori dei saperi tradizionali;
– alla ricerca dei fondamenti psicosociali e non solo pedagogici e sociologici della trasmissione dei saperi;
– al valore professionale del sapere adulto.

La formazione adulta ha una storia

L’educazione degli adulti non è un’invenzione del nostro secolo ma continua un’esperienza di cui i Greci sono stati i primi ad agirla e ad istituzionalizzarla come ben dimostra la letteratura classica. Cercando su altri fronti, una storia della formazione adulta è recuperabile dalle culture antropologiche ed etnografiche. Per trovare materiali su di essa non tutto si deve ricercare nei tradizionali parametri scientifico-formativi. Gran parte della letteratura sull’adultità in formazione va cercata nelle scienze sociali,  nelle scienze politiche ed economiche,  nei modelli religiosi e spirituali. Il fatto che l’attualità richieda un’emergenza e una visibilità di modelli formativi per l’età adulta, non va tuttavia sottovalutata la legittimità dei diversi ambiti storici degli studi e degli orientamenti.

Cercando più vicino a noi per arrivare a una riflessione globale e scientifica, dobbiamo fare riferimento agli studi e alle ricerche provenienti dall’America del Nord. E’ qui infatti che si è costituito il movimento dell’Andragogia. Per opposizione alla pedagogia, il movimento ha contribuito a differenziare le caratteristiche dell’adulto in apprendimento, dal bambino. M. Knowles nel suo testo degli anni ’70, The adult learner: a neglected Species, propone alcune caratteristiche che distinguerebbero l’adulto dal bambino: gli adulti hanno bisogno di sapere perchè devono apprenderequalcosa, prima di cominciare una formazione;
essi provano un profondo bisogno psicologico di essere visti e trattati dagli altri come degli individui capaci di autogestirsi;
i gruppi di adulti sono più eterogenei, sia che si tratti dello stile di apprendimento, della motivazione, dei bisogni, dei centri d’interesse degli obiettivi ;
gli adulti assimilano meglio le conoscenze, le competenze, i valori e le attitudini, quando questi sono presentati nel contesto della loro applicabilità a situazioni reali;
– essi sono più sensibili ai fattori di motivazione intrinsecache alle motivazioni estrinseche.
L’adulto che impara risponde dunque non più ad una unità lineare, tradizionale, ma a processi motivazionali di necessità, in situazione di intercostruzione e interrelazione reciprocantetra l’adulto e gli altri; tra l’adulto, le istituzioni, le organizzazioni, le culture, la professione; tra l’adulto e se stesso.